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13/03/06

VELARDI VENDE IL RIFORMISTA AGLI EDITORI DI LIBERO

Velardi vende il 51% de “Il Riformista” alla famiglia Angelucci (Tosinvest), già proprietaria di “Libero”- diretto da Vittorio Feltri - che si accredita così come l'editore bipartisan per eccellenza. Ricca plusvalenza per l’ex spin doctor di Massimo D’Alema che aveva investito 3,4 milioni di euro nel 2002 ed ora si trova fra le mani un’azienda valutata intorno ai 18 milioni di euro, ed un vero e proprio quotidiano con una foliazione più che raddoppiata ed 11 giornalisti al desk. Lo ha rivelato lo stesso Claudio Velardi a Carlo Marroni ex direttore di Radiocor ed ora giornalista del Sole 24 ORE con ottime entrature. Per tutto il 2006, il fondatore rimarrà presidente delle "Edizioni Riformiste" e garante della linea editoriale. Mentre le nuove risorse in cassa verranno utilizzate per potenziare l’attività di "Reti spa", società di comunicazione strategica e politica con mire all’estero. Non si escludono nuove iniziative editoriali. Intanto è già partito il toto direttori per non lasciare troppo solo l’attuale condirettore Stefano Cingolani.

Dagospia

10/03/06

"IL SOLE" SI SMARCA DA MIELI MA LA FRITTATA E' FATTA

“Tra l’endorsement di stampo anglosassone e quello di rito ambrosiano c’è una differenza: che in Gran Bretagna e negli Stati Uniti esso avviene normalmente l’ultimo giorno, o l’ultima settimana, della campagna elettorale, mentre il Corriere della Sera lo ha fatto all’inizio.” Il ruvido ed inaspettato jaccuse all’outing “mielista” arriva da una delle firme più autorevoli del Sole 24 ORE. Per Salvatore Carrubba, ex direttore del quotidiano, schierarsi troppo in anticipo significa “non seguire la campagna elettorale, bensì indirizzarla: e rischiare di trasformarsi da strumento informativo a protagonista del dibattito politico, da testimone a comprimario”. Mentre “mantenersi neutrali” - e poi in parentesi “com’è nella tradizione del Sole 24 ORE” - è sempre utile ai lettori in quanto permette loro di avere tutti gli strumenti per formarsi correttamente un’opinione. (Paolo Mieli-U.Pizzi) Insomma, dopo l’accelerazione degli ultimi giorni, Confindustria tira il freno e fa un’apertura di credito al Governo. Gli manda a dire che non intende appiattirsi sulla posizione dell’Unione rimanendo pronta a cogliere eventuali segnali di fumo. Oltre alla volontà di Montezemolo di defilarsi un po’, a mettere in allarme via Monte Rosa può essere stato proprio il comunicato del Cdr del Corriere di ieri, in cui il comitato di redazione ha chiesto al direttore di dare seguito alla linea del giornale anche negli editoriali e nei fondi in prima pagina. Con buona pace, dunque, del pluralismo che Mieli aveva dichiarato di voler comunque tutelare. E siccome fra le voci a rischio censura ci sono proprio diverse penne vicino al “capitale” una strigliatina a via Solferino qualcuno la doveva pur dare.

Dagospia; Blogroll

09/03/06

ANCHE MIELI FA IL TIFO PER LA GROBE KOALITION

Potrebbe anche essere andata così: De Bortoli sonda il terreno con una intervistona a Montezemolo in chiave anti-berlusconiana (sul Sole 24ORE di domenica scorsa). Non succede granché. Come a dire: gli industriali non sono poi così in disaccordo con il loro presidente. Il Premier, però, se ne accorge e prova a spaccare il fronte: “Luca Cordero non rappresenta tutti gli industriali”. In realtà abbocca alla provocazione. A questo punto, finalmente, si scatena la bagarre. Confindustria ribadisce la sua posizione e fa una scelta di campo. Fini e Casini si attardano in lunghi distinguo e non arrivano mai al muro contro muro. Il “Sole” pensa di riequilibrare un po’ le cose con due intervistine sciapite sciapite a Tremonti e Scaiola, dove non si dice nulla di particolare ma che servono a ridare un profilo bipartisan alla linea della corazzata di via Monte Rosa, in attesa che parta il giornale cognato. Il Corriere della Sera, giornale non solo di Palo Mieli ma anche di Banca Intesa, Telecom e soprattutto Fiat, a questo punto spara la bordata finale al Cavaliere. Un inaspettato (o aspettato, chissà) fondo del direttore schiera il salotto buono contro la "Casa delle libertà".
Le ore passano ed è tempo di puntellare la scelta. Così arrivano i rinforzini. Da Tronchetti che dichiara mellifluo: “Non é certamente mio compito prendere posizione politica né commentare quella del direttore di un quotidiano di cui sono azionista” (no? E cosa ci stanno a fare gli azionisti in un giornale, allora?) ed intanto si accoda a Montezemolo (vedi il Sole di oggi); a Ferruccio de Bortoli che chiude la giornata di ieri tributando i massimi onori al suo ex maestro: «È un'editoriale chiaro, netto e coraggioso».
Non pare allora così balzano il ragionamento attribuito al Cavaliere per cui Montezemolo non potendo schierare direttamente il Sole 24 ORE e Ferruccio De Bortoli (che pure pare fosse disponibile), per evitare il rischio di surriscaldare gli animi in Confindustria, abbia agito per vie traverse. E quali vie!
Eppure, viene da chiedersi ma siamo così sicuri che Mieli voglia veramente schierarsi a sinistra, che abbia fatto un’operazione verità? A guardare il suo azionariato viene più in mente che gli abbia urlato “sinistra” per dire “centro”.

L'Unità

06/03/06

DE BORTOLI SI FA IL SANGUE AMARO PER TREMONTI MA SUBITO SI CONSOLA CON MONTEZEMOLINO

Chi non ha letto il “Sole” di sabato e domenica si è perso un freddo ed inconsueto uno-due di FdB contro il Governo . Ma andiamo per gradi. Venerdì esce un sarcastico articoletto sul cambio di registro nei comunicati stampa di Tremonti: “Da qualche mese gli austeri comunicati del ministero dell’Economia hanno cambiato tono”. Il riferimento è al piglio militante e sardonico, da campagna elettorale. Il giorno dopo Tremonti risponde piccato all’accusa di tenere impegnate le strutture del ministero per vergare inutili strali contro l’opposizione: “Scrivo personalmente i testi dei miei comunicati”. E poi: “Non credo che in altri paesi si facciano addebiti politici di questo tipo. La vostra è censura morale, campagna elettorale o censura e basta?” Il tono è aspro e la chiusa feroce in puro stile tremontiano: “Per evitare la vostra censura è sufficiente che io vi invii i prossimi comunicati per un visto preventivo? Ci conto proprio!”. A rispondere è nientemeno che il direttore in persona, a sottolineare che ad essere finito sul banco degli imputati in un sol colpo è l’intero quotidiano: “Signor ministro - attacca mellifluo - non di censura trattatasi ma di semplice e cortese critica. Quanto ai visti preventivi, il professor Tremonti gode di un advisor migliore: se stesso.” Che la Confindustria non sia in luna di miele con il dicastero dell’Economia non è una novità di questi giorni, del resto basta aprire il Sole del giorno seguente per trovarne conferma. Il giornale dedica l’apertura all’intervistona di FdB a Montezemolo, la prima da quando è presidente di Confindustria. Fdb osserva: “Berlusconi dice di aver fatto tutto quello che la Confindustria gli ha chiesto”. E il pluripresidente: “Per la competitività delle imprese si è fatto poco o nulla. La riduzione del cuneo fiscale è stata vanificata da altri provvedimenti. E le liberalizzazioni? E dell’Irap chi parla più?”

Dagospia

03/03/06

DE BORTOLI, BOMPIERI E CO.: IL CORRIERE AL "SOLE"

Prosegue la campagna acquisti del Sole 24 ORE ai danni del Corriere. Il direttore generale dell'editrice, Alessandro Bombieri, anche lui un ex di via Solferino, mette a segno un altro colpo, strappando al giornale di Mieli, Emilia Strada a cui ha affidato la novella direzione marketing dell’Editrice. Sotto di lei Rossana Devilla al marketing operativo, e Maria Luisa Valsecchi ai prodotti collaterali (sui quali Calabi punta molto). E, per stringere ancora di più la presa sulle diverse divisioni che compongono il Gruppo, in vista di nuove partecipazioni, è stato rafforzato anche l'audit interno con la costituzione alla dipendenze di Massimiliano Brullo di una struttura ad hoc. L’artiglieria è pronta ora, dopo El Economista, si attende un nuovo passo.

Dagospia