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29/11/06

IL DILEMMA DEL “CESTO NATALIZIO” AL GRUPPO ESPRESSO

Prosegue la strenua lotta dei giornalisti contro gli editori per vedersi riconosciuti aumenti contrattuali e immunità dalla legge Biagi. Dopo i duri scioperi di stampo tradizionale, è arrivato quello delle firme ma ora si paventa l’ultima, la più feroce, forma di scontro. In prima linea, ovviamente, i giornalisti del gruppo Espresso - Repubblica che stanno valutando di non accettare il consueto "cesto natalizio" regalato dall’azienda e da tutti invidiato perché ricco di prelibatezze di ogni tipo. Mogli e figli di cronisti, inviati e uomini di desk sono già sul piede di guerra.

Dagospia

FREE PRESS: "VENTIQUATTRO MINUTI" DI GELO

Sudori freddi per l'avvio della free press del Sole 24 Ore, "Ventiquattro minuti". Il giornale del pomeriggio non entusiasma il pubblico né per i contenuti, giudicati troppo "freddi", nè per la foliazione, troppo ridotta (su Roma sono già scesi di 4 pagine), ma soprattutto fatica molto a raccogliere pubblicità. City e Leggo hanno subito gettato il guanto di sfida abbassando drasticamente i prezzi per tagliare le gambe al prodotto concorrente (si è arrivati a 500 euro per mezza pagina). Con questi numeri Calabi è costretto a mettere mano al portafoglio e, a meno di una svolta, non pare intenzionato a foraggiare un'iniziativa in perdita.

Dagospia

24/11/06

DEAGLIO E IL TOTO' TRUFFA

Vorrei rivolgere una domanda ad Enrico Deaglio riguardo la suggestiva ricostruzione che egli fa della manipolazione nella trasmissione dei dati elettorali. Partendo da un assunto, che non saprei dire se vero o falso, per cui ci sarebbe stato un appiattimento inspiegabile delle schede bianche su tutto il territorio nazionale, egli ne deduce che i berluscones avrebbero alterato i dati in corso di trasmissione dalle singole sezioni al Viminale, imputando a Forza Italia un’ampia quota di schede bianche. Richiesto della possibilità di darne prova egli ha risposto che si dovrebbero ricontare un milione e seicentomila schede. A me sembrerebbe più semplice verificare se il dato diffuso dal Viminale, che si suppone alterato, sia o meno coincidente con i verbali delle singole sezioni elettorali, senza così dover ricontare alcunché. Questo per tacere del fatto che in tale truffa (che peraltro ha portato la Casa delle liberta a perdere per una manciata di voti dopo averne alterati centinaia di migliaia) sarebbero coinvolte, in primis, le Corti d’Appello e la Cassazione deputate a controllare la correttezza del voto, compito che non spetta al ministero dell’Interno.


La dichiarazione dei Riformatori liberali

«Incredibile ma vero. Nonostante tutti gli esperti (giuristi o sondaggisti) del sistema elettorale concordino nel riconoscere che il Governo non aveva e non ha nessuna possibilità di falsificare il voto elettorale, poichè il controllo è affidato esclusivamente ai magistrati delle Corti d'Appello e della Cassazione - affermano Marco Tardash e Peppino Calderisi portavoce e coordinatore dei Riformatori Liberali - una parte del mondo politico di sinistra continua a credere alla favola dei brogli raccontata dal direttore del settimanale Diario, Enrico Deaglio».

«Nonostante la giunta per le elezioni della Camera abbia a disposizione tutto il materiale proveniente dai seggi - aggiungono - il capogruppo dell'Ulivo nella giunta delle elezioni, Casson chiede che la giunta stessa acquisisca il Dvd di Deaglio per indagare sulla 'inquietante ipotesì. Nonostante il centrosinistra abbia vinto le elezioni, pure imputa all'attuale opposizione di aver perpetrato un broglio che non poteva in nessun modo compiere e che per giunta avrebbe compiuto solo parzialmente, lasciando vincere il centrosinistra. Siamo al ridicolo, anzi al grottesco. Solo Ionesco, forse - concludono - avrebbe potuto rappresentare in maniera adeguata il caso di una maggioranza vittoriosa che imputa alla minoranza sconfitta di aver manomesso il risultato elettorale. Ma più che Ionesco, il caso dei brogli richiama alla mente Ennio Flaiano: 'Oggi il cretino è pieno di idee».

07/11/06

IL RODEO DI PANNELLA

“…Marco, oggi hai provato a fare il rodeo ma il rodeo non ti è riuscito, ti è andata male e quando hai visto la mala parata (il pubblico dei congressisti è rimasto freddo, ndr) hai aggiustato il tiro…Vatti a vedere le agenzie, anche stasera ho dato un contributo e non vale mai un cazzo!...”

Alla riunione notturna della direzione, siamo alla vigilia dell’ultima giornata di Congresso, c’è chi piange chi dorme chi ad un certo punto se ne va (Bonino) ma chi rimane e resta sveglio si può gustare uno spettacolo unico: dopo la quarta ora di scontro Capezzone vince su tutto ed inizia la sua ramanzina ad un Pannella regredito allo stato di infante. Altro che Crono che mangia i suoi figli, ad ascoltare la registrazione su www.radioradicale.it, viene fuori un Pannella che alla fine, pur di andare a dormire e salvare la faccia l’indomani, capitola su tutto e sta lì, impietrito, ad ascoltare la lezioncina del segretario da lui trombato solo un giorno prima.“Marco - prosegue Capezzone - ma ti pare possibile che il Corriere ti pone delle domande, magari sbagliate, sgradevoli, giuste quello che vuoi…e tu dici: “…questo è il Corriere di Paolo Mieli che giustifica i morti di Ungheria 56”….Ma ti pare il modo di polemizzare questo!” E ancora: “Marco, ma ti rendi conto che Giavazzi (l’economista editorialista del Corriere preso a modello, ndr) sono 7 giorni che non mi risponde più”. E Pannella: “Ah, sì mo è colpa mia se non viene”. E Daniele, ragionevole, senza però rinunciare a farli l'ennesima imparata di creanza a metà tra il rimprovero e l’insegnamento amorevole: “Marco, la gente non viene a vedere i lanciatori di stoviglie…”

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06/11/06

CAPEZZONE: “COL CAZZO CHE VI SCRIVO LA MOZIONE”

Alla fine è andata che la mozione contro se stesso se l’è dovuta scrivere da solo. E’ sabato notte, la riunione di direzione si protrae oltre il dovuto. Intorno alle 2 del mattino finalmente si trova uno straccio di accordo fra il segretario uscente, Pannella e tutti i Pannellini…ma ora tocca metterlo nero su bianco, operazione mica facile. E’ così che vanno da Capezzone e gli chiedono “Daniele, la butteresti giù tu la mozione?”. “Col cazzo”, risponde lui secco. E lì inizia una corsa contro il tempo alla ricerca dell’estensore, perché pare che nella direzione nessuno fosse capace (data anche l’ora) di scrivere qualcosa di presentabile. Glissa la Bonino “Io non ho tempo da perdere”, girano il capo tutti gli altri. Alla fine il cerchio si chiude, tornano da lui e lo pregano a mani giunte, l’enfant prodige della politica italiana non si fa sfuggire l’occasione e redige una mozione fotocopia della sua relazione, e sotto ci mette anche la propria firma (oltre a quella di Rita Bernardini, nuove segretaria). E’ così che si spiega il Capezzone gongolante del giorno dopo: “Ho una notizia - annuncia vittorioso in chiusura di Congresso - Abbiamo finito di farci del male”.

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TOSONI, UN RADICALE CON LE PALLE

Passeremo, ahimè, soltanto per provocatori o per osservatori col gusto del paradosso, ma invece facciamo sul serio quando diciamo che quella che a noi pare la verità di questo pseudo-congresso radicale l’ha detta soltanto Nicolino Tosoni, improbabile - unico! - candidato alla segreteria in opposizione a Rita Bernardini.

Nella Russia stalinista era pratica comune dichiarare pazzi gli oppositori al regime per poi deportarli nei campi di lavoro della Siberia, dove nel giro di uno o due mesi passavano a miglior vita. Nell’universo pannelliano non esiste la deportazione, non è nel suo Dna. Il riflesso del suo popolo è altro, di fronte ad un intervento impeccabile come quello di Nicolino che svela una drammatica verità su loro stessi, l’unica cosa che ha saputo fare la platea è stata quella di esorcizzarlo riducendolo a macchietta, sovrastandolo con cori da stadio e incitazioni cariche di sberleffo, come si farebbe con clown, e come si può ancora fare attingendo a mani basse nell’omosessualità di Tosoni per caricarla dei toni dell’operetta.

Niente di tutto questo per Marco, omosessuale non esibito e neppure confesso, libero di commuoversi a suo piacimento e per qualsiasi inezia senza mai scadere in farsa. Almeno per i suoi seguaci.

03/11/06

FIORELLA, IL SUO COGNOME E LA FINANZIARIA

Questa vituperata finanziaria pare proprio sia divenuta anche un fatto di famiglia. A scrivere a profluvio sul ministro dell’Economia ci sono infatti, su fronti opposti, la sua ex e la sua attuale compagna. Così, per firmare oggi il suo pezzo sulla prima del Sole, Fiorella Kostoris, sposata Padoa Schioppa, dopo una lunga battaglia per poter utilizzare il cognome dell’illustre ex marito, per la prima volta ha deciso di lasciarlo nella penna firmandosi con il nome da signorina. Barbara Spinelli, figlia di Altiero, padre dell’Europa, al contrario, da liberale convinta quale era sta facendo qualche passetto indietro per onorare il suo ruolo di attuale compagna dell’influente ministro spendendo intere paginate della Stampa per dare copertura alla legge di bilancio.

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CAPEZZONE, UN GRANDE IN BOCCA AL LUPO!

CapezzoneChe dire...è venuto il momento anche di Daniele, dopo i Della Vedova e i Duipuis, dopo i Rippa ed i Giovanni Negri e tutti gli altri, è venuto il tempo di fare le valige per un altro enfant prodige della politca italiana selezionato da Pannella. Perchè questo va detto, se oggi abbiamo un Capezzone da rimpiangere o da seguire è grazie a Marco che lo ha trovato o che ha fatto in modo di farsi trovare. Quello però che ogni volta sorprende è come l'epurazione avvenga sempre nel silenzio dei militanti e nel vuoto del discorso politico. Quello che soprende appunto è come il gioco reiterato di Pannella prenda sempre e comunque alla sprovvista, anche se si ripete uguale da quarant'anni. Ma questa volta è diverso o almeno ci illudiamo che un po' lo sia, per due ragioni. La prima è che Capezzone è un deputato per cui scaricarlo non è un’operazione neutra in termini di spazio politico. Il secondo, è la caratura del personaggio e l'affetto (sì proprio quello) oltre che la stima che è riuscito a concquistarsi. Difficilemente in difesa degli altri epurati sarebbe sceso nientemeno che il Corriere e per di più con una firma del valore di Pigi Battista. Dunque, in bocca al lupo, Daniele!