L'IMMACOLATA CONCEZIONE HA IMPIEGATO MILL'ANNI PER FARSI DOGMA CHE IL PELLEGRINO LAICO NON PECCHI D'IMPAZIENZA
Gentile Malvino, perdoni se la importuno con simili impunture clerical –dogmatiche proprio oggi: il giorno dell’Immacolata (concezione), ma è di questo che si tratta; per cui, come d’istinto, sono venuto a bussare alla sua porta. Ora, sicuramente Ella avrà discusso da par suo con vescovi, cardinali e porpore di ogni genere della precipua quistione; chissà se magari ha avuto modo anche con Sua….beh, comunque non è affar mio, dimentichi l’invadenza tipica del bifolco inurbato; Le dicevo, vengo qui anche attirato dalle sue immagini e frasi a discettarne non da pari a pari, ripeto, piuttosto come pecora verso il pastore; io non sono altro che un baciapile e non per codardia, non sia mai!, ma per ambizione, perché questo è stato l’unico mio peccato di voler servire il clero, non ho desiderato d’essere altro, posso dirlo con sincerità. Dunque, vediamo se riesco a cominciare: la “concezione” cui si fa riferimento in questa Santissima ricorrenza, che a Milano ancora di più si colora dei motivi della misericordia venendo per misericordia divina, debbo ritenere, subito dopo quella del Patrono, santo Ambrogio, in guisa tale che il gregge possa essere meglio guidato verso devotissimi ponti che per estensione paiono arcobaleni …mi perdoni sto divagando di nuovo, è che la materia è ‘sì immensa per un nulla quale io sono.
Dicevo, la concezione di cui qui si festeggia non è quella che saluta la discesa al mondo del Redentore, per il divino tramite della Madonna, bensì quella, cronologicamente (non mi azzarderei a dire ontologicamente) precedente che portò al mondo Maria. Ella, dunque, nacque monda da peccato: in questo senso fu “immacolata concezione”. Conferma del resto se ne trova anche nelle parole dell’Angelo nel Vangelo dell’Annunciazione: “Rallegrati, piena di grazia, il Signore è con te”. Dove, imperativo a parte, il “piena di grazia” non lascia spazio a dubbi. Eppure, per le cautele tipiche d’Oltretevere si dovette attendere nientemeno che il 1854 perché il beato Pio IX ne facesse un dogma di fede capace finalmente di appagare chi in passato si è battuto, come me del resto oggi, rettamente e con tutta la propria fede, per Maria “tuttasanta”. Così tanto s’è dovuto attendere benché la principale quistione, vale a dire l’inciampo teologico per cui Maria a quel punto potesse non essere necessitata della salvezza di Cristo, avesse già trovato soluzione nella impeccabile dimostrazione fatta nel XIII secolo ad opera di Duns Scoto che brillantemente la risolse spiegando che nel caso di Maria la redenzione del Cristo ci fu eccome e se non consistette nella purificazione dal peccato fu soltanto perché ella ne venne preservata, come dire ab origine.
Ora, vede, è proprio da questo che vorrei partire, dai quei 600 anni, impiegati prima di veder la propria verità sugli altari, per dir così. Io la leggo di continuo, anche se le confesso lei rientra fra i blog vietati dalla Congregazione per la fede; apprezzo il suo argomentare ed anche una certa qual solidità scientifica che si sforza di portare a dimostrazione delle sue tesi, cosa peraltro inutile (impari da noi, mi verrebbe da dirle se fossi capaci di ironizzare) ma quello che non comprendo di Lei è proprio la sua dimensione troppo umana, il suo affanno a veder realizzate le cose che dice, l’orizzonte temporale che si dà, così angusto, che trapela anche da questa sua – affascinante sia ripetuto - scrittura fluviale, lei gentile Malvino pensa come un uomo è questo il suo limite.
