23/04/05

raccontino

Infilai la porta del museo e fui nella prima sala. Ero uscito in macchina senza una meta precisa, avevo girato per un’ora ascoltando il cd best dei ...., mandavo a ripetizione la 5, ... Guardai a lungo un autoritratto di Montanarini, e poi il pollo scarnificato di Piero Sadun sofferente e umano. Autori romani degli anni ’40, raggruppati secondo una traccia espressionista poco caricata, dolente più  che irridente.

Mi meravigliava aver approfittato per riflesso del malore di quell’uomo, giù al caffè, per non pagare il biglietto. Ero entrato nel trambusto e me ne ero dimenticato per diversi minuti.

Ettore Colla faceva delle installazioni curiose tutte in ferro, avranno pesato circa una tonnellata ciascuna, sembravano delle macchine in disuso e avevano delle didascalie spiazzanti: “sulla luce”; continuai a ruotargli intorno provando a concentrarmi.
Qualcuno da un momento all’altro mi avrebbe riconosciuto: “Dottore, dottore! Cosa fa? Non ha sentito lo speaker? Ma cosa fa ancora lì? Corra, corra…” Mi fermai davanti al quadro di Casorati: un gruppo di contadine immobili nel tempo. Una di loro aveva in braccio un bambino con gli occhi fissI fuori dalla tela, sarebbe rimasto lì fermo per sempre, pensai.