03/11/07

LA CASA SEGRETA DI NICOLAIS

Che sia la soluzione allo scandalo affittopoli dei politici romani? Difficile dirlo. Fatto sta che il tormentone che gira da alcuni mesi tra funzionari e dirigenti del ministero delle Riforme diretto da Luigi Nicolais, sito nel prestigioso palazzo Caffarelli Vidoni, è sapere cosa ci sia esattamente all'ultimo piano della residenza nobiliare, adiacente alla grande terrazza panoramica. Voci sempre più insistenti dicono che lì sia stato ricavato nientemeno che l'appartamento del Ministro e alla sera qualche ritardatario sente una musica leggera diffondersi per gli uffici.

02/03/07

CORVIGLIA, IL DUCA DI KENT FA DA PADRINO

Sci Club Corviglia, Sankt Moritz. Ci siamo. Parte domani sera, con un cocktail-prolongé offerto da Elisabeth Kaindl-Schönborn, la settimana più mondana dell’anno che ospita il consueto trofeo sciistico inter-circoli. Grande affluenza da New York, da lì arriveranno i soci del Brook, del Knickerbocker e del Links. Londra sarà rappresentata dal White’s, Madrid dal Puerto de Hierro, Vienna dal Jockey Club e Roma dalla Caccia (vincitrice lo scorso anno) e dagli Scacchi. Fra gli appuntamenti più mondani il dinner - club offerto lunedì sera dal principe e dalla principessa Ruffo di Calabria, presidenti del Corviglia; il night skiing sulla montagna di proprietà del miliardario greco Spyros Niarchos ed il pranzo finale al Palace durante il quale i vincitori saranno premiati dal Duca di Kent.

Dagospia

19/01/07

KYRILL

Kyrill2

09/10/06

MARIO D'URSO AL TELEFONO CON LA MARCHESA VERUSIO

Immag012_2I Parioli, si sa, sono croce e delizia del vippettume romano. Quando uno di loro, invece che a Capri, Cortina, Gstaad o altro, si trovi per un qualche disguido mondano a svegliarsi alla domenica mattina, chessò io, in via di Villa Grazioli, viene preso dal panico. Si catapultano giù dal letto verso la mezza e risalgono le strade come topi avvelenati in cerca d’acqua, pronti a sedersi al primo tavolino di caffè affollato, a deviare per un branch improvvisato su qualche  terrazza, a salutare un po’ di gente, fare qualche baciamano per tonificarsi e sapere di essere al mondo…ma nulla, solo lunghe prospettive deserte che si incrociano formando angoli vuoti. Unico luogo animato la chiesa di San Bellarmino all’uscita dalla messa di mezzogiorno. Ed è lì che abbiamo avuto la fortuna di imbatterci in uno degli uomini più eleganti d’Italia uno di quelli che il bel mondo non solo l’ha vissuto ma l’ha fatto, un grande amico dell’avvocato, il senatore Mario D’Urso, vestito di jeans e scarpe da ginnastica, intento ad organizzarsi la giornata armeggiando con un taccuino al centro di uno spartitraffico. “Pvonto? Sì, a Roma…ma guavda…sono seduto sopra una specie di sasso…scusami ma ora ti devo salutave aspetto la telefonata della Marchesa Verusio per andare a vedere il film di Oliver Stone…ti devo lasciare, ciao ciao” Clic. “Pvonto? Ciao Cavissima, va bene alle 6 e 20…poi mi inviti a cena però…Fuori? Va bene….Sì sì facciamo alla romana, dopo Parigi non ho più una lira…” clic. Tramezzino e cappuccino in piedi da Hungaria con un occhio al magro passeggio. Poi: “Mario?” Due ragazze sui vent’anni salutano il senatore che va a sedersi al loro tavolo. Dopo due minuti si alza: “….Salutami quella santa donna di tua madre”, poi si gira di nuovo “e mi raccomando studia, studia che la laurea è importante, breve…lunga…ma poi che differenza c’è…? E lei: “Mi informo e te lo dico”. Ciao ciao. Ecco, è per uomini così che i vituperati Parioli vanno difesi. Sempre.

Dagospia

29/08/06

VOLGARITA' ESTIVE/1

Sabato di fine agosto. Roma è ancora deserta. Unico ritrovo il Riccioli Caffè. Solo al tavolo mangia, pasteggiando a champagne, il pittore transavanguardista di fama internazionale Enzo Cucchi. Non lo riconosce nessuno. Mangia e tiene gli occhi puntanti su di una procace trentenne dal telefonino rovente, seduta due tavoli a fianco. Lei neppure si accorge di lui. A fine pasto l'artista ricorre alla intercessione della gentile proprietaria del locale: "il signore è un famoso artista, voleva conoscerla…"; e lui diretto: "Grazie per avermi tenuto compagnia con la tua bella faccia", e poi fila via. Lei: “Ma chi era?”. Passa un minuto ed allo stesso tavolo arriva l'editorialista di fama Pigi Battista contornato da quattro donne. La conversazione è brillante, Pierluigi tiene banco si parla di giornali e di giornalisti “Non fate mai l’errore di lavorare alla Stampa” ammonisce Pigi, e tutte in coro: “Alla stampa? Non sia mai!”.

Dagospia

06/12/05

"SIAMO ALLA FRUTTA" OVVERO LA CONSACRAZIONE DEL RELATIVISMO ETICO DI MARCELLO PERA

De_lucia_1 Disse una volta di sé Marcello Pera, con autoironia da oratorio: “Quando si parla di me vuol dire che siamo alla frutta”. E Michele De Lucia, giovane dirigente di Radicali italiani, lo ha preso in parola facendone il titolo di un urticante pamphlet, pubblicato da Kaos edizioni, che ripercorre passo passo “le incredibili piroette mediante le quali è arrivato fino al vertice di Palazzo Madama in quota laica berlusconiana”. Parterre de roi, ieri sera, per la presentazione del volume nella spartana sede di via di Torre Argentina, teatro storico di mille iniziative radicali. L’affaire Pera mette attorno allo stesso tavolo Giuliano Ferrara, Gad Lerner, Giancarlo Zizola ed il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin in veste di moderatore. Ma qual è la colpa principale di Marcello Pera? Per De Lucia quello di essere stato tutto ed il contrario di tutto, in questo rivelando “una coerenza assoluta”. Fautore di un “socialismo pragmatico” ai tempi del Psi di Craxi. Giustizialista e antipartitico per cavalcare l’onda di Mani Pulite nei primi anni novanta. Campione liberale di laicità e anticlericalismo nel ‘94, quando a proposito di Forza Italia dichiarò: “Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e pure angosciato il povero Fellini”. Fino al sublime Pera del Duemila: senatore di Forza Italia, nemico giurato delle “toghe rosse”, filoclericale a braccetto con papa Ratzinger, antilaico e teo-con all’italiana. Nato in una famiglia modesta, il padre è un operaio della periferia lucchese, si diploma in ragioneria ma poi trova la forza di riprendere a studiare, la notte, pur di tentare la carriera accademica e di là il salto… ma anche una certo livore che si porta dentro nei confronti dei figli della buona borghesia di coloro che come Massimo D’Alema studiavano alla Normale di Pisa, che lui, dovendo lavorare per mantenersi, non poteva frequentare in quanto vigeva il tempo pieno. Per Ferrara, altro trasformista mica da nulla: “tutto quello che dice è copiato dal Foglio per cui per me è difficile criticarlo”. E’ criticabile invece “per il modo in cui pensa quel che pensa: fa tutto senza stile. Senza rendere conto. Scambia per un piatto di lenticchie clericali la discussione sulla laicità e sul neosecolarismo, sull’islam e sullo scontro di civiltà, sull’etica sulla bioetica e sul relativismo, agendo da croque-morts delle cause giuste” Anche Lerner riprende la questione della decenza o meglio dell’indecente facilità a cambiare di bandiera del presidente del Senato “cambiare idea è possibile come lo è la conversione ma richiede un minimo di sofferenza di dolore che in Pera sinceramente non si vede.”

Ed a proposito delle recenti polemiche riguardo le raccomandazioni di Lucca che hanno coinvolto il presidente del Senato, Ferrara rincara la dose “non poteva che finire come è finita, cioè con l’inaudita volgarità di riparare le polemiche lucchesi su qualche innocente raccomandazione di troppo addirittura sotto la tonaca del Papa. "A Lucca mi attaccano perché sono amico del successore di Pietro": ecco, questa è da scomunica laica”.

Zizola per difenderlo ha bisogno di fare una dotta conferenza teologica di circa un’ora che stende l’uditorio, prima fra tutte la compagna di Ferrara che dorme della grossa. Alla fine Bordin dirà sottovoce “E’ proprio un prete non c’è niente da fare”.

De Lucia gongola, firma autografi e si mette a vendere copie dando i resti di persona: “Siamo già alla ristampa, un libraio amico di cui non voglio fare il nome mi ha detto che ha visto Pera ha acquistarne tre copie”.

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25/11/05

ELKANN, IL SOLITO MODO DI NON FARE LETTERATURA

Igorma_buttafuoco_alelkann_2 "Nessuno pensava che potessi scrivere un romanzo a causa del mio nome". C'è già stato il primo giro di tavolo, la sala di Bibli non è mai stata così intima. La presentazione dell'ultima fatica letteraria di Alain Elkann - "Giorno dopo giorno", edito da Bompiani - procede come da programma: il vuoto nulla. Enzo Siciliano gli siede accanto: "E’ il mio vero maestro – prosegue l’Autore - è stato lui che per primo ha detto Elkann vale". Poi si guarda intorno apprensivo. Rosy Greco ricambia lo sguardo con amore. Ma ripartiamo dall'inizio. Siamo in ritardo, sono le 19 e 30. Buttafuoco si aggira per la saletta, piena ma non pienissima, cercando di ingannare il tempo, incoccia Igor Man che sfoglia il libro di Elkann e gli fa "Aspetta che ti prendo il mio di libro" (Le uova del Drago, ndr). Torna dopo due minuti col tomo in mano ma intanto è arrivato anche Elkann. I fotografi iniziano a scattare ed il vecchio orientalista Man sussura: "Siete come il diavolo e l'acqua Santa" e Elkann caustico "Chi è l'acqua Santa?". Finalmente si comincia. Buttafuoco attacca per primo. E' imbarrazzato e ossequioso, fa di tutto per parlare bene del diario itinerante Parigi - New York di Alain, ma accocchia solo banalità: "leggendo nel tuo libro di Giovanni Paolo II, mi sono accorto di quanto i giornali dimentichino in fretta…"; non manca qualche gaffe: "E' un libro da propinare...no usiamo una parola forte da imporre", poi infila la porta ed esce. La sedia vuota verrà occupata da una Palombelli in ritardassimo: "mi dispiace, ma ho un contratto con la televisione ... magari voi non lo sapete ma per mancare bisogna presentare un certificato medico." E’ carina, truccata in modo vivace ma non pesante, si porta ancora dietro un’area da liceale bene, sottilmente impertinente. Poi inizia a parlare e subito ci aggroviglia nella sua perfida melassa zuccherina: "Lo voglio dire pubblicamente Alain: ti voglio bene…soprattutto ora, pensando alla tua famiglia, a Lapo, come molti qui in sala…". E tutto torna sul giusto piano…

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23/11/05

MELISSONA P./2 - DEL COME SI STANA L'OPERAZIONE NERI/SONY GRAZIE AD UN VECCHIO ARNESE DELLA DISTRIBUZIONE

Melissa20p2 “Ma insomma ce le hai le prove?” domando spazientito. “Prove, prove ma voi giornalisti c’avete la fissa”. “Beh, per la verità non direi proprio” rispondo io. “Allora, facciamo un parallelo fra la La marcia dei pinguini, film di punta dello scorso weekend, e Melissa P.”. “Va bene se è proprio necessario”. “Considera che non c’erano uscite grosse - tipo Harry Potter - e quindi gli incassi era previsto si spalmassero, ed è successo in parte, tranne che per Melissa P. È la media per schermo di Melissa che è troppo alta. 6.200 euro, altissima tanto in assoluto, quanto paragonata ai 3.400 euro dei Pinguini (nel totale 800.0000 euro in più a fronte di un numero di copie quasi uguale; melissa 296 e pinguini 313).” “Boh, non mi pare decisvo”, faccio io. Se facciamo un paragone per città tra Melissa ed i Pinguini – riprende come invasato compulsando i dati- in alcune città gli incassi si equivalgono, a Milano per esempio, a Bologna, anche ad Ancona. Ma prendi Bari…”. “Che succede a Bari?”. “Ascolta un attimo. Due sale simili: 12.000 euro contro 3.600. Differenza enorme anche a Catania, 21.000 euro Melissa contro 1.600 Pinguini, mi sembra un po’ troppo. È vero che la scrittrice è di Catania ma la differenza è abissale.” “Ma quindi sapresti dirmi proprio i nomi delle sale?”. “E che non li vedi…so questi”. “Non lo so non è tutto un po’ troppo cervellotico, in fin dei conti è solo un film”. “No guarda, è proprio strano che in alcune città ci sia equivalenza ed in altre una differenza enorme, ma poi che cazzo c’entra che è solo un film?”. “M’hai convinto, qualche biglietto se lo sono accattato”.

22/11/05

MELISSONA P. S'ACCATTA TUTTI I BIGLIETTI E FINISCE PRIMA IN CLASSIFICA

Va premesso. Chiediamo scusa in anticipo se per il navigato mondo del cinema pecchiamo di ingenuità. Eppure andrebbe detto, sia pure sottovoce - perché, si sa, sono cose che si fanno - che il successone di Melissa P. nasce col vizietto. Non si vuol certo dire che tutte le sale fossero vuote ma alcune diciamo la verità: sì. E allora con la ressa al botteghino come la mettiamo? Suvvia, apriamo gli occhi, diamo uno sguardo nel dettaglio ai dati sui cinema e facciamo due chiacchiere con un esperto, uno di quei vecchi arnesi sempre dietro le quinte che la distribuzione la fanno da quarant’anni. Viene fuori che l’accoppiata Francesca Neri-Sony il blokbuster l’ha costruito a tavolino e se tocca comprare in anticipo qualche migliaio di biglietti per tirare su i conti e scalare la classifica che vuoi che sia…

17/11/05

"IL TAGLIO (NELL'ANIMA)" DI SONIA TOPAZIO, ECCITA I DEVOTI UDC

La “prima Repubblica” non è qualcosa che si può cancellare con un tratto di penna. Chi ne ha fatto parte non riuscirà a sottrarsi al richiamo delle sue sirene. Ieri sera, a Vicolo Valdina, sala della Sagrestia (non risulti blasfema, al lettore sprovveduto, la location ), ne è andato in scena un succoso scampolo. Grazie alla mediazione del generoso onerevole Udc Emerenzio Barbieri, l'ambita saletta ha ospitato la presentazione de: "Il taglio nell'anima", il romanzo della scandalosa Sonia Topazio; ma ve la ricordate?
Strillatissima in copertina, la presentazione di Dario Argento delude un po' in pagina, solo 7 righe (di generici auguri). Comunque andiamo avanti, a moderare il dibattito (!) nientemeno che il giornalista scientifico Franco Foresta Martin; ed a presentare mezza Udc, oltre ad Emerenzio, Pasquale Chessa, e poi un vulcanico Giuseppe Rippa (ex segretario del partito radicale), ed ancora Renzo Lusetti della Margherita (mentre nel pubblico tuonavano i commenti di un altro non identificato parlamentare rutelliano: "...però è bona") .

Ad un certo punto uno dei presentatori  prende la parola e dice: "...voglio mettere a nudo Sonia..." ed una voce dal pubblico "....ennò! sotto questo aspetto ha già dato!". E parte l'applauso. Com'era bella la prima Rep. con quel naturale intreccio fra gnocche parrocchie e frattocchie.

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