Disse una volta di sé Marcello Pera, con autoironia da oratorio: “Quando si parla di me vuol dire che siamo alla frutta”. E Michele De Lucia, giovane dirigente di Radicali italiani, lo ha preso in parola facendone il titolo di un urticante pamphlet, pubblicato da Kaos edizioni, che ripercorre passo passo “le incredibili piroette mediante le quali è arrivato fino al vertice di Palazzo Madama in quota laica berlusconiana”.
Parterre de roi, ieri sera, per la presentazione del volume nella spartana sede di via di Torre Argentina, teatro storico di mille iniziative radicali. L’affaire Pera mette attorno allo stesso tavolo Giuliano Ferrara, Gad Lerner, Giancarlo Zizola ed il direttore di Radio Radicale Massimo Bordin in veste di moderatore. Ma qual è la colpa principale di Marcello Pera? Per De Lucia quello di essere stato tutto ed il contrario di tutto, in questo rivelando “una coerenza assoluta”. Fautore di un “socialismo pragmatico” ai tempi del Psi di Craxi. Giustizialista e antipartitico per cavalcare l’onda di Mani Pulite nei primi anni novanta. Campione liberale di laicità e anticlericalismo nel ‘94, quando a proposito di Forza Italia dichiarò: “Berlusconi è a metà strada tra un cabarettista azzimato e un venditore televisivo di stoviglie, una roba che avrebbe ispirato e pure angosciato il povero Fellini”. Fino al sublime Pera del Duemila: senatore di Forza Italia, nemico giurato delle “toghe rosse”, filoclericale a braccetto con papa Ratzinger, antilaico e teo-con all’italiana.
Nato in una famiglia modesta, il padre è un operaio della periferia lucchese, si diploma in ragioneria ma poi trova la forza di riprendere a studiare, la notte, pur di tentare la carriera accademica e di là il salto… ma anche una certo livore che si porta dentro nei confronti dei figli della buona borghesia di coloro che come Massimo D’Alema studiavano alla Normale di Pisa, che lui, dovendo lavorare per mantenersi, non poteva frequentare in quanto vigeva il tempo pieno.
Per Ferrara, altro trasformista mica da nulla: “tutto quello che dice è copiato dal Foglio per cui per me è difficile criticarlo”. E’ criticabile invece “per il modo in cui pensa quel che pensa: fa tutto senza stile. Senza rendere conto. Scambia per un piatto di lenticchie clericali la discussione sulla laicità e sul neosecolarismo, sull’islam e sullo scontro di civiltà, sull’etica sulla bioetica e sul relativismo, agendo da croque-morts delle cause giuste”
Anche Lerner riprende la questione della decenza o meglio dell’indecente facilità a cambiare di bandiera del presidente del Senato “cambiare idea è possibile come lo è la conversione ma richiede un minimo di sofferenza di dolore che in Pera sinceramente non si vede.”
Ed a proposito delle recenti polemiche riguardo le raccomandazioni di Lucca che hanno coinvolto il presidente del Senato, Ferrara rincara la dose “non poteva che finire come è finita, cioè con l’inaudita volgarità di riparare le polemiche lucchesi su qualche innocente raccomandazione di troppo addirittura sotto la tonaca del Papa. "A Lucca mi attaccano perché sono amico del successore di Pietro": ecco, questa è da scomunica laica”.
Zizola per difenderlo ha bisogno di fare una dotta conferenza teologica di circa un’ora che stende l’uditorio, prima fra tutte la compagna di Ferrara che dorme della grossa. Alla fine Bordin dirà sottovoce “E’ proprio un prete non c’è niente da fare”.
De Lucia gongola, firma autografi e si mette a vendere copie dando i resti di persona: “Siamo già alla ristampa, un libraio amico di cui non voglio fare il nome mi ha detto che ha visto Pera ha acquistarne tre copie”.
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